Biagio Magliani in mostra a Leverano

trasfigurazione
Biagio Magliani, 2016, Trasfigurazione, olio su tela, 250 x 190

LEVERANO – sono esposte da Martedì 31 maggio 2016, presso la Parrocchia della Madonna del Rosario, presentate alla comunità in occasione della Festa della Visitazione della B.V. Maria,  le due nuove tele realizzate da Biagio Magliani, il noto e superlativo artista leveranese.
Le opere, due olii su tela delle dimensioni di cm 250 x 190, hanno come tema “La Trasfigurazione di Gesù Cristo” e “La Visitazione a Maria Vergine”, due misteri che richiamano le dimensioni della contemplazione e della missione che l’uomo è chiamato a svolgere ogni giorno nel suo quotidiano operare nella parola di Dio.
Questo progetto che promuove culturalmente il territorio va ad arricchire le grandi pareti absidali della chiesa che le ospita e si inserisce nell’aula liturgica con sobrietà, rispettando la centralità dall’altare, verso cui tutto converge.

“Anche la bellezza che si esprime nell’arte può così aiutare i credenti a lasciarsi pervadere dallo Spirito del Signore che nutre, rafforza e trasfigura i suoi discepoli, mandandoli nel mondo a visitare i fratelli nella carità come fa Maria, la Madre di Gesù”, così dice durante l’omelia, il parroco don Alessandro Luperto, che continua con un ringraziamento davvero sentito e doveroso va innanzitutto all’artista leveranese Biagio Magliani che con dedizione e passione ha realizzato queste opere, esclusivamente per l’amore che lo lega all’arte e alla sua comunità e poi alla Banca di Credito Cooperativo di Leverano per il contributo offerto, dimostrando sensibilità e apprezzamento per un’iniziativa che non va solo ad accrescere il patrimonio strutturale della nostra chiesa, ma anche e soprattutto quello spirituale”

Ma Biagio Magliani non è nuovo a chi l’arte la vive quotidianamente e le sue opere arricchiscono gallerie e collezioni in tutta Italia e all’estero. Esperti e critici d’arte hanno avuto modo di esprimersi in più occasioni in merito alla sua arte:

“Magliani riesce a giocare di toni e di controtoni, gli accordi cromatici vivono in equilibrio, il blù oltremare con un rosso intenso, un violetto con un giallo di Napoli rossastro. E’ una pittura calda e sensuale. La riduzione all’essenziale, il rapporto tra luce, spazio, forma e colore, consente a Magliani di creare un atmosfera persino neo-metafisica”.

(S. Serra, 2005)

L’arte di Biagio Magliani

di Massimo Galiotta

“[…] come nei più celebri gialli di Agatha Christie, l’arte torna sempre sul luogo del delitto, l’arte che uccide l’ignoranza e libera l’individuo dalle umane debolezze, dal brutto e dall’inutilmente necessario[1]”.

Così è stato per Leverano, l’arte è tornata donando alla cittadina un genio pittorico dei nostri giorni, colui che meglio di chiunque altro, in Puglia, abbia saputo raccogliere il testimone lasciato dal celebre predecessore Geremia Re (Leverano 1894-Lecce 1950), il poliedrico e raffinato Biagio Magliani.

Nato a Leverano nel 1964 Biagio Magliani non dipinge per vivere ma vive per dipingere. Il vero dal vero in un mondo in cui è difficile emergere dal “magma magnum” dell’astratto a tutti i costi. Il suo modo di rappresentare l’universo, ed il colore che ne permea la materia, è il vero “fattore x” che distingue questo artista da tutti gli altri.

Con i piedi ben saldi al suolo, pragmatico e determinato a difendere l’arte in cui crede, Magliani sfida i nostri tempi come farebbe un saggio, maestro, custode della genesi (dell’Arte). Dispone, con sapienza, il soggetto sulla tela, delineandone i tratti con l’attento uso del colore nel fine supremo di esaltare l’occhio nella sua eterna ricerca dell’equilibrio cromatico e, indagando nei meandri dell’anima, stimola i sensi con viaggi eterei, sublimando e rendendo consistente ciò che per sua natura non è: il sogno!

Ma, in questo viaggio nell’inconscio, l’artista leveranese non trasmuta mai la materia e la riporta così com’è senza mai cedere alla tentazione di un iperrealismo fotografico, non è ciò che desidera. Il Magliani, infatti, che nel suo modus operandi, è chiaramente ispirato dai grandi maestri del tardo manierismo e da coloro che, successivamente, hanno perpetuato la rivoluzione stilistica incominciata dal Michelangelo Merisi, traccia il profilo dei suoi soggetti con cura e attenta analisi dei colori; degli accostamenti tra oggetti ritratti e analizza nel profondo la cultura della sua terra e delle componenti culturali esterne ovvero – “quella capacità del tessuto sociale circostante di comprendere il linguaggio artistico” – dei suoi ricordi più cari e dell’indimenticabile che ci ripropone, generoso, in chiave contemporanea.

La “Trasfigurazione” – Di tutte le versioni della famigerata scena descritta nel vangelo quella del Magliani è certamente più vicina alla precedente versione del Giovanni Bellini (1478-1479), custodita a Napoli presso il museo nazionale di Capodimonte. Il Magliani che, come detto, nel suo “modus operandi”, trova ispirazione nei grandi maestri del ‘500 e da coloro che, successivamente, hanno perpetuato la rivoluzione stilistica incominciata dal Caravaggio, è accostabile al Bellini ma a differenza del suo predecessore isola il fulcro della storia rappresentata ai soli tre attori principali, eliminando la retorica dello stilema quattrocentesco, ovvero dall’elemento paesaggistico e dai tre discepoli accecati dal bagliore emanato dal Cristo e, come suo tratto caratteristico, si concentra sull’essenziale: lucentezza e divinità. Riveste Gesù di luce e , come il Bellini, si esalta sui panneggi degli abiti dei due profeti e dello stesso figlio di Dio che, quarta figura non visibile, silenzioso promana luce divina dalle spalle del figlio prediletto; una nube, ai piedi delle tre figure, riempie di enfasi e misticismo l’opera.

La scena è ambientata, come primo tratto tipico del Magliani, in una dimensione surreale, astratta, dove il cromatismo del fondo della tela è necessario per dare equilibrio al colore dei soggetti ritratti. Tre figure imponenti e ben evidenziate dai morbidi panneggi, ulteriore firma distintiva del Magliani, che come il Bellini permea il tutto di splendente fulgore e tenace veridicità.

La “Visitazione” – E’ la narrazione della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, scena in cui le due donne si scambiano un affettuoso abbraccio e uno sguardo che da sempre costituiscono il fulcro della scena. Che si tratti del Pontormo (1494-1556) la cui opera è databile nel periodo che va dal 1528 al 1530 – o del Magliani (opera del 2016) la difficoltà nel rappresentare i sentimenti che scorrono tra le due donne è tangibile, si percepisce in tutt’e due le opere che contrapposte traspirano arte, sudore e dubbi che i due artisti hanno dovuto fugare ricorrendo a tutto il loro estro e sensibilità – il Pontormo nella sua surreale ambientazione in cui la prospettiva Raffaellesca lascia il posto all’avanguardia manierista che preannuncia un ‘900 ancora troppo lontano in quell’ambientazione cittadina così anacronistica a fare da sfondo. Visionario il Pontormo nella sua “mise en scene” manieristico-metafisica, non considera lo spazio nella sua visione reale,  ispiratore di una contemporaneità che nel Magliani prende vita nei sui spazi astratti di una dimensione che non appartiene a noi, a questa vita, ma che si spinge oltre, in quel grigio neutro che appartiene al mondo della contemplazione divina, “dell’Aldilà“.

Capacità tecnica e sapiente uso del colore fanno in modo che le due opere, la Trasfigurazione e la Visitazione, si inseriscano perfettamente nel tessuto architettonico della chiesa della Parrocchia della Madonna del Rosario nella cittadina salentina di Leverano.

E’ proposta, qui di seguito, una breve galleria fotografica di alcune opere del Magliani,  in cui si evidenziano le caratteristiche, tecnico-artistiche, peculiari del pittore salentino: riduzione del soggetto all’essenziale, cromatismi accentuati che stabiliscono perfettamente i confini del soggetto ritratto rendendo tangibile l’opera, predilezione per un’ambientazione surreale che evoca sensazioni del subconscio, ricerca dell’essenza materica degli oggetti.

 

 

Biagio Magliani, il mare e il paesaggio

“Quando Biagio si cimenta con il paesaggio non trascura mai il mare e gli infiniti effetti ad esso legati, paesaggi marini che diventano virtuosismi dell’Arte: velature generate da lontane foschie, riflessi e trasparenze di delicati specchi d’acqua che evocano ambientazioni parigine, della seconda metà dell’800, quando rappresentare l’impalpabilità dell’acqua e dei suoi infiniti toni di colore era un affare di noti artisti frequentatori della “grenouillère”, sulle rive della Senna.

 

I suoi quadri, i suoi paesaggi, sono inequivocabilmente veri e tridimensionali, frutto dell’attento studio della prospettiva e dei contrasti cromatici che, complementari gli uni agli altri, restituiscono le opere rappresentate in maniera armonica, nel rispetto del concetto di equilibrio, ovvero di “simmetria delle forze”, mostrandosi all’osservatore in una tavolozza satura di colore, quale celata ma mai nascosta firma di un inconfondibile artista: Biagio Magliani[2]“!

#BiagioMagliani incarna l’idea perduta di “Arte” … che abbiamo smarrito, o meglio, che ci è stata sottratta!

M.G.

♣ ♣ ♣

Fonti:

[1] Blog Tourism & Food Affairs, il cibo nell’arte pittorica, del 15 01 2016;

[2] Rubrica “il cavalletto” in Puglia & Mare n°17,  Marzo, 2017, p. 61.

 
L’articolo è proprietà dell’autore ed ogni riproduzione è vietata (L/22/4/1941 n°633 e relative modifiche) eccetto nei casi in cui si citi l’autore e/o la fonte.
 

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