A Revò: “Nella terra di Demetra”.

Inaugura sabato 27 giugno alle ore 18.00, nell’antica dimora di Casa Campia nel comune di Novella, frazione Revò, la mostra “Nella terra di Demetra. Agricoltura e paesaggi agresti nell’arte e nella vita trentina dal Novecento a oggi“.

La rassegna si propone come un’indagine articolata sulla rappresentazione dei frutti della terra nell’arte trentina tra Novecento e contemporaneità.
Il progetto espositivo assume come asse teorico il rapporto tra paesaggio, lavoro agricolo e natura morta, letti non come generi autonomi e distinti, ma come dispositivi iconografici e simbolici attraverso cui si manifesta una relazione complessa, stratificata e storicamente determinata tra l’uomo e il territorio.

In merito si esprime così l’Assessore alla cultura del Comune di Novella, dott. Alessandro Rigatti:
“Poter riaprire i battenti di Casa Campia rappresenta per l’Amministrazione comunale un autentico motivo di orgoglio. Gli ambienti carichi di storia della nobile dimora possono così tornare a vivere e a offrirsi allo sguardo del pubblico questa volta grazie alla mostra “Nella terra di Demetra”. Siamo certi che questa proposta saprà richiamare non soltanto gli appassionati d’arte, ma anche quanti desiderano esplorare e approfondire il vincolo profondo e inscindibile che la popolazione di questo territorio intrattiene da sempre con la terra. Se, infatti, a un primo sguardo, arte e agricoltura possono apparire mondi distanti, questa mostra desidera proprio porre in risalto quel legame profondo tra la terra e l’ispirazione che essa ha saputo suscitare in numerosi artisti, in questo caso trentini”.
Roberto Visintainer, Presidente dell’Associazione culturale G.B. Lampi aggiunge che ‘Nella terra di Demetra’ è “una mostra preziosa sia per la qualità di opere e firme riunite dai curatori, sia per gli urgenti interrogativi che essa stimola sul problematico rapporto tra l’uomo noneso e la natura in cui vive. Così, la varia serie di eventi e appuntamenti organizzati dall’Associazione permetterà di comprendere e conoscere più profondamente le opere esposte e i loro artisti”.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni – “Paesaggio agreste”, “Lavoro e vita contadina” e “Allegoria e natura morta” – che non vanno intese in senso rigidamente tassonomico, bensì come ambiti tematici permeabili e interrelati. Le opere esposte, in parte provenienti dalla collezione d’arte della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, costruiscono un discorso plurale sulla campagna, sottraendola a una lettura meramente descrittiva o idillica per restituirla come spazio di relazioni socio-culturali, di produzione e di esperienza vissuta. In tal senso, la terra si configura come agente silenzioso ma strutturante, capace di orientare tanto le pratiche artistiche quanto le forme della rappresentazione.
Attraverso le opere di artisti attivi tra la fine dell’Ottocento e il Novecento – da Eugenio Prati e Bartolomeo Bezzi a Umberto Moggioli e Luigi Bonazza, da Tullio Garbari e Gino Pancheri a Fortunato Depero e Jole D’Agostin accostate a quelle di autori contemporanei quali Federico Lanaro, Annamaria Targher, Romina Zanon, Stefania Simeoni, Aldo Valentinelli, Livio Conta e Giorgio Conta, Luca Chistè, Ivan Zanoni e Luciano Zanoni – si configura una narrazione visiva che attraversa differenti stagioni linguistiche e culturali. Tale attraversamento non si limita a registrare variazioni stilistiche, ma consente di cogliere permanenze, slittamenti e risemantizzazioni del tema della terra, intesa come matrice identitaria e campo di tensione tra tradizione e trasformazione.
La comparazione tra presente e passato tenta una riflessione sull’arte odierna partendo dall’assunto che il Novecento artistico si è autodefinito nel momento stesso della sua esistenza, e con grande precisione. I vari manifesti, correnti, avanguardie e movimenti hanno determinato le definizioni che gli storici dell’arte hanno poi mantenuto, diversamente dalle epoche più remote che sono state classificate secoli dopo (Gotico, Rinascimento, Barocco e via elencando). Il XX secolo si è concluso con l’assenza di “ismi” verso i quali gli artisti potevano guardare o aderire nel tempo della loro nascita e sviluppo. Il XXI secolo è ciò che rimane di un lunghissimo percorso millenario: l’artista è una foglia in cima ad un albero alto millenni e la linfa che alimenta la sua strutturazione creativo-intellettuale passa attraverso i rami poderosi della storia per poi assottigliarsi e comprimersi in rivoli densi e nutritivi. Se nel ‘900 gli artisti hanno aderito ai grandi movimenti sviluppatisi in tutta Europa, o a quelli più circoscritti, ora si rapportano con il passato, e con i contemporanei, ma non con correnti o movimenti coevi nazionali o extra nazionali. Per cercare di analizzare, o inquadrare, la situazione storico-artistica attuale si sono usati, e si usano, termini come postmodernismo, postcontemporaneo, metacontemporaneo, ecc., di difficile decifrazione. Ciò che è successo in arte non è difforme da ciò che è successo da un punto di vista socio-politico: i partiti e le grandi, nel bene e nel male, ideologie ed utopie ad essi associati sono scomparsi.
L’artista, ora, si determina e autodefinisce, qualora ne avesse la necessità, al di là del tempo presente in un rapporto che è più vicino alla storia, elaborando e ricercando delle personali modalità espressive che dialogano con la singolarità e non con una comune pluralità, come gli artisti contemporanei in mostra che si confrontano con i temi appartenuti ai loro predecessori: la natura nelle sue manifestazioni (Luciano e Ivan Zanoni, Federico Lanaro) ed il rapporto con l’essere umano che lavora ed interagisce con essa (Luca Chistè, Adolf Vallazza, Josef Costazza); il paesaggio agreste come guida per un’intima lettura e rilettura emotiva (Romina Zanon, Aldo Valentinelli); la natura morta, anch’essa veicolo di precipue espressioni emotive (Annamaria Targher) o allegorico-simboliche (Livio e Giorgio Conta, Stefania Simeoni).

La mostra è accompagnata, durante tutto il periodo di apertura, da diversi eventi collaterali a cura della Associazione G. B. Lampi: lunedì 6 luglio ore 20.30 La mostra raccontata dai curatori (Casa Campia, Revò); lunedì 20 luglio ore 19.45 Nella terra di Saturno ( visita guidata al sito e conferenza di Carla Salvaterra e Alessandro Cristofori dell’Università di Bologna – Area archeologica, Vervò); lunedì 3 agosto ore 20.30 L’altro sguardo: donne, arte, rappresentazione con Annamaria Targher e Romina Zanon (Sala consiliare, Marcena di Rumo); lunedì 10 agosto ore 20.30 La mostra raccontata dai curatori (Casa Campia, Revò); lunedì 17 agosto ore 20.30 Art talk dove Roberto Visintainer e Lorenzo Ferrari dialogano con gli artisti in mostra (Casa Campia, Revò); lunedì 21 settembre ore 20.30 Arte e agricoltura nel Novecento trentino: pittura, scultura, arte pubblica conferenza con Marcello Nebl e Warin Dusatti (Palazzo Assessorile, Cles); domenica 15 novembre ore 20.30 Eroica. Festival della viticultura di montagna (Casa Campia, Revò).



Nella terra di Demetra
Agricoltura e paesaggi agresti nell’arte e nella vita trentina dal Novecento a oggi
a cura di Warin Dusatti e Marcello Nebl
con la collaborazione di Giuseppe Tasin

27 giugno – 15 novembre 2026
Casa Campia, Comune di Novella, Frazione di Revò

Orari fino al 20 settembre: dal lunedì alla domenica 14.00 – 19.00. Mercoledì chiuso
Orari dal 25 settembre al 15 novembre: sabato, domenica 14.00 – 19.00
Ingresso libero

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