Claus Soraperra: Der Seelengarten, ovvero l’orto

“Nell’opera di Claus Soraperra, la suggestione antica dell’hortus conclusus e del giardino dell’anima si spoglia del dato figurativo e botanico per farsi pura geometria della coscienza, campitura di materia, architettura dell’intimo. Lo spazio pittorico non descrive un luogo fisico del mondo esterno, ma fonda una vera e propria soglia di attraversamento verso uno spazio interiore in cui ritirarsi, sostare e meditare.
A delineare questa geografia dello spirito interviene la materia stessa della tela: la superficie ferruginosa, granulare e stratificata evoca la densità del tempo, la sedimentazione della memoria e della terra. Su questa trama terrosa e primordiale si innesta la geometria rigorosa delle forme, che funziona come tracciato per il pensiero. In basso, una base chiara e strutturata fa da basamento, da terrapieno o recinzione simbolica: è la struttura che delimita l’area protetta del raccoglimento, il recinto ideale in cui l’anima trova dimora al riparo dal rumore indistinto.
Sospeso al centro della composizione, un rettangolo nero e profondo agisce come il vero fulcro metafisico dell’opera. Lungi dal rappresentare un vuoto sterile, quel rettangolo scuro si comporta come una vera e propria finestra interiore, una porta o un pozzo di silenzio. Richiama idealmente la funzione che il pozzo o la fonte centrale rivestivano nel chiostro o nell’hortus sacrale: un punto d’asse e d’assorbimento verso cui convergere lo sguardo per sprofondare nella meditazione. È un’apertura sull’invisibile, una nicchia di quiete dove l’oscurità si fa spazio di ascolto e rivelazione.

In questo equilibrio di texture organiche e campiture assolute, la pittura di Soraperra agisce come catalizzatore e tramite. Attraverso il nitido segno orizzontale che attraversa la materia e il contrappunto tra la luce della base e la densità della soglia centrale, l’artista trasforma la superficie dipinta in un’espressione dello spirito. L’opera diventa così un invito tacito ad abitare il proprio hortus conclusus interiore, un luogo di transito e di stasi dove la materia si fa pensiero e la pittura apre il varco verso la dimensione più profonda e autentica di sé.
Ma c’è un dato in più che mi coinvolge direttamente in questo ciclo di opere dell’artista legato all’hortus conclusus della propria anima e che mi trova complice nel pensiero e nel gesto.”

(Cit. F. De Gaspari, KokodekPaper, n.04/2026)

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