VITTORIO MARELLA. SOTTO IL SOLE

Al Mart Rovereto, dal 6 dicembre 2025 al 22 marzo 2026. Da un’idea di Vittorio Sgarbi, a cura di Denis Isaia, Giovanna Zabotti, in collaborazione con Associazione Cultura 360.

Con un progetto espositivo site-specific, l’artista emergente Vittorio Marella propone una riflessione sul rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. In mostra quattro tele di formato ridotto anticipano un lavoro monumentale a soffitto di oltre dieci metri.

Riconfermando la propria attenzione verso gli artisti in partenza e l’impegno nella valorizzazione delle nuove voci della contemporaneità, il Mart di Rovereto dedica una mostra al giovane pittore veneziano Vittorio Marella (Venezia, 1997).

Con un progetto pensato appositamente per gli spazi del museo di Rovereto, l’artista indaga il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente, un tema già esplorato attraverso la realizzazione di alcuni cicli pittorici di grande formato, come Verso il mondo nuovo, esposto a Roma, a Palazzo Merulana, nel 2024. Insistendo sulla stessa traiettoria, Marella propone al Mart un nucleo di opere dalla serie Under the weight of a heavy sun (Sotto il peso di un sole opprimente), avviata nel 2024 alla Biennale Arte.

Il percorso si apre con quattro tele di formato ridotto che ritraggono alcuni particolari molto ravvicinati. Quasi dei close-up cinematografici, le opere mettono a fuoco dei volti, coperti in parte dalle mani che si frappongono alla luce solare. Questi dettagli fanno da inquieta e suggestiva anteprima della grande pittura presentata nella sala successiva, esplosione del tema narrativo al centro del progetto.

La mostra prosegue con otto grandi teleri − vaste tele destinate alla decorazione di pareti o volte come alternativa agli affreschi, usate soprattutto nella tradizione veneziana − che compongono un soffitto dipinto di oltre dieci metri. Il lavoro monumentale ritrae alcuni ragazzi e alcune ragazze sdraiati sotto un sole cocente.

Seppur ordinaria, la scena raffigurata nasconde alcune incertezze. Mancano i segni del contesto – uno specchio d’acqua, una montagna, un orizzonte rigoglioso o minaccioso – che permetterebbero di completare il racconto e delineare un panorama di senso. Nemmeno l’abbigliamento indossato dai soggetti ritratti può essere d’aiuto a stabilire la stagione rappresentata.

Tutto è sospeso in un tempo irruente e presente in cui emergono, come unici indizi, lo sfondo desertico e la giovane età dei protagonisti.

Biografia breve: Vittorio Marella (1997) vive e lavora tra Venezia e Londra. Dopo essersi cimentato con lo studio dell’astrofisica all’Università di Padova e con la storia e l’archeologia a Ca’ Foscari, nel 2020 ha deciso di seguire la sua vera vocazione e dedicarsi a tempo pieno all’arte.

In questi anni ha collaborato con molteplici gallerie in Italia e all’estero, ha partecipato a numerose fiere e mostre collettive e ha esposto in diversi musei, tra cui il Museo degli Eremitani a Padova, il Rijksmuseum di Amsterdam e il Museo di Palazzo Merulana a Roma. Nel 2024 è stato invitato a partecipare al Padiglione Venezia della 60ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia

Vittorio Marella, Under the weight of a heavy sun, 2025 – Collezione privata

Il progetto di allestimento per l’opera Sotto il sole, come sottolineato dal testo introduttivo di Associazione Cultura 360, “si configura come un percorso narrativo spaziale, concepito per guidare il visitatore dall’intimità del dettaglio all’estensione dell’insieme. L’esperienza ha inizio in uno spazio compresso, uno stretto corridoio d’ingresso che funge da preambolo in cui sono esposti quattro piccoli quadri; pur offrendosi a una fruizione ad altezza sguardo apparentemente tradizionale, le opere sono installate con sistemi a scomparsa che le fanno apparire sospese nell’aria, anticipando quel senso di levità che caratterizzerà l’intero intervento. Oltre il corridoio, una soglia fisica e psicologica: una grande tenda nera a tutt’altezza che il visitatore è chiamato ad attraversare fisicamente, compiendo un gesto che segna l’ingresso in uno spazio “altro”. Da qui, l’ambiente si dilata e si annulla in una “black box” assoluta, in cui pareti e soffitto sono verniciati di nero opaco per cancellare ogni riferimento prospettico. È in questo vuoto buio che avviene la rivelazione dell’opera monumentale: una sequenza di otto imponenti tele di 2,5 m per 2,6 m domina lo spazio dall’alto, reinterpretando in chiave contemporanea la tradizione dei grandi “teleri” veneziani e trasformando il soffitto in un nuovo cielo materico. A sostenere questa visione vi è una struttura tecnica imponente ma invisibile, realizzata con travi americane verniciate in tinta con l’ambiente; questa “macchina scenica” scompare quasi completamente alla vista così da permettere alla sequenza pittorica di librarsi nel vuoto come un cielo artificiale. A definire l’atmosfera interviene infine il progetto illuminotecnico, che inverte la percezione naturale con una luce che non piove dall’alto, ma sale dal basso grazie a spot di precisione orientati in uplighting. La scelta tecnologica ricade su sorgenti LED con temperatura colore di 3000 K: una luce specificamente selezionata per essere “calda e viva”, capace di entrare in perfetta risonanza con la tavolozza cromatica dell’opera e di far vibrare i pigmenti, suggerendo nel buio della sala che l’energia radiante provenga dalla pittura stessa”.

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