Antonio Cavallucci da Sermoneta

Sermoneta, Latina, 21 Agosto 1752 – Roma, 18 Novembre 1795[5]

Se ci si affaccia alla finestra dal versante che volge a Sud dell’Abazia di Valvisciolo, casa dei monaci dell’ordine Cistercense di Casamari, si vede arroccata su uno sperone di roccia viva una fortezza medievale robusta e fredda, Castello Gaetani (o Caetani a seconda delle fonti). Edificato nel XIII sec. dagli Annibaldi fu ben presto acquisita da Pietro II Caetani nel 1297[1] e vide nella seconda metà del ‘700, tra i suoi corridoi, muovere i primi passi di un giovane Antonio Cavallucci, figlio di Bartolomeo Cavallucci, abile artigiano del ferro al soldo del Duca Caetani, e di Maria Agnese Baroni.

Cresciuto tra le mura di palazzo Gaetani a Sermoneta, dove il padre prestava i suoi servigi, fu presto notato per il dono dell’arte e a 14 anni inviato dal Duca in persona presso un suo parente a Roma per studiare musica, “per la naturale abilità, colla quale senza maestro suonava il cembalo[2]”, suo padre sperava per lui divenisse un buon professore di musica, ma il suo protettore convinto della scarsa utilità della musica quale professione per il Cavallucci lo incentivò a perseguire la strada del disegno e della pittura. Avviato alle belle arti fu allievo di Stefano Pozzi che “avea in quei tempi fama  di buon professore e d’intelligente maestro[2] e alla morte di questi fu affidato alle cure artistiche di Gaetano Lapis (1706-1776) che a differenza del primo non era ritenuto artista abile, ma ciò non impedì al Cavallucci di divenire quel raffinato interprete che tutti possiamo ammirare in importanti siti storici quali Roma (sagrestia di San Pietro), Sermoneta (Castello Caetani), Loreto (Duomo), Pisa (Duomo). In realtà il Cavallucci iniziò a prendere in mano la tavolozza  nella bottega del Lapis inquanto sotto la guida del Pozzi il suo lavoro era stato principalmente occupato dal disegno dapprima di copiatura e ben presto, aveva appena quattordici anni, riportando i soggetti direttamente dal vero … definito da Luigi Lanzi “fra i più valenti artefici del suo tempo[3]”.

Antonio Cavallucci … “Vita Brevis”

La sua fine giunse ben presto e la morte lo colse all’età di 43 anni, il 18 Novembre 1795, ma la sua carriera incominciò quand’era ancora diciannovenne, anche se si sottolinea in alcune fonti che, ebbe un’attività trentennale e pertanto piuttosto proficua e duratura. Trovò in Papa Pio VI (Gianangelo Braschi) pontefice dal 1775 al 1799 il suo mecenate, così lo definì Jeffrei Collins nella monografia a lui dedicata[3]

Antonio Cavallucci … “Ars Longa”

Compare così, proprio in questi giorni, un’opera del Cavallucci messa all’incanto da Pandolfini, a Firenze. Il dipinto, come cita la stessa casa d’aste, “non ricordato dalle fonti biografiche sull’artista” ma che, seppur non firmata a tergo (come riscontrabile invece nella Maddalena penitente, 75,5×62, un olio su tela facente parte della collezione – Fondazione Cavallini Sgarbi di Ro Ferrarese con iscrizioni sul retro riportante la dicitura “Antonio Cavallucci pinxit ann […] 1787”[4]), porta con se le caratteristiche tecnico-stilistiche del pittore di Latina che segnò profondamente con il suo fare coloristico il 700 romano. L’esposizione già consultabile presso Palazzo Ramirez Montalvo, Borgo degli Albizi, 26 – Firenze – reca un titolo che evoca l’esperienza espositiva museale fiorentina (DA MERCANTE A Collezionista: CINQUANT’ANNI DI RICERCA PER UNA PRESTIGIOSA RACCOLTA) e al pari delle grandi mostre del capoluogo toscano offre, ai buongustai dell’arte, opere di grande rilievo sulle quali spicca incontrastata l’opera inedita del Cavallucci.

di Massimo Galiotta

(…to be continued…)

[1] Fonte: www.fondazionecaetani.org, storia del Castello di Sermoneta (LT)

[2] Vita di Antonio Cavallucci da Sermoneta, Pittore, “Ars longa. Vita brevis”, di Gherardo De Rossi a Francesco Gaetani Duca di Sermoneta

[3] Steffi Roettgen, Antonio Cavallucci e la sua pittura religiosa, un pictor cristianus nella Roma di Pio VI

[4] Fonte: http://www.artemagazine.it/mostre/item/2154-a-loreto-la-maddalena-di-sgarbi

[5] Fonte: http://www.prolocosermoneta.it/cittadini-illustri.html

L’articolo è proprietà dell’autore ed ogni riproduzione è vietata (L/22/4/1941 n°633 e relative modifiche) eccetto nei casi in cui si citi l’autore e/o la fonte.

DA MERCANTE A Collezionista: CINQUANT’ANNI DI RICERCA PER UNA PRESTIGIOSA RACCOLTA

11 OTTOBRE 2017 alle 17:30, Palazzo Ramirez Montalvo, Borgo degli Albizi, 26 – Firenze

Lotto 40 Antonio Cavallucci (Sermoneta, 1752 – Roma, 1795)

SOCRATE SI CONGEDA DAI DISCEPOLI, olio su tela, cm 89×134,5

Attribuito al Cavallucci da Massimo Vezzosi, attribuzione confermata oralmente da Alessandro Agresti, cui si devono gli studi più recenti sul pittore romano riscoperto negli anni Settanta del Novecento grazie a Steffi Roettgen, il dipinto qui offerto – non ricordato dalle fonti biografiche sull’artista – resta in qualche modo isolato nella sua produzione prevalentemente volta, sebbene non in modo esclusivo, a soggetti sacri e di pubblica destinazione. È proprio in questo senso che, dopo gli avvii nel palazzo del suo protettore, il duca Francesco Caetani, grazie all’appoggio di Monsignor Francesco degli Albizzi, Economo della Fabbrica di San Pietro dal 1778, Antonio Cavallucci riceve le prime importanti commissioni pubbliche nell’ambito del programma di rinnovamento della “Roma cristiana” voluto da Pio VI Braschi, di cui diventerà uno degli interpreti più accreditati.

È appunto con il ciclo di quattro storie petrine eseguite prima del 1784 per la sacrestia della basilica vaticana che il nostro dipinto mostra i più forti legami stilistici, pur nello svolgimento di un tema radicalmente estraneo a quella temperie spirituale. L’accostamento è suggerito dalla presenza di modelli comuni alle figure degli Apostoli nelle tele vaticane e agli anziani discepoli del filosofo greco nella tela qui offerta (dove il protagonista sembra invece citare una scultura classica), ai quali si aggiunge un giovane e inedito Alcibiade. Anche i colori smaltati dei panneggi, dai colori discordanti ma unificati dal lieve chiaroscuro, rimandano alle opere pubbliche dipinte dal Cavallucci nella seconda metà degli anni Ottanta, quali il Sogno di Giuseppe in S. Andrea a Subiaco del 1788.

Il dipinto sarà pubblicato da Alessandro Agresti sulla rivista “Studi di Storia dell’Arte”.

Stima  € 12.000 / 18.00

Fonte: www.pandolfini.it

DOVE?

CASA D’ASTE PANDOLFINI, FIRENZE
7-10 Ottobre 2017 orario 10-13 / 14–19
11 Ottobre 2017 orario 10-13
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

 

L’articolo è proprietà dell’autore ed ogni riproduzione è vietata (L/22/4/1941 n°633 e relative modifiche) eccetto nei casi previsti dalla legge.

©InMostraBlog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...